Negli anni ‘50 il naturista originario di Monaco Rudolf Halbig visitò Coversada, una piccola isola a sud del villaggio di Orsera, all’epoca un sonnolento villaggio di 800 abitanti con un’economia basata sul vino, l’olio d’oliva e le nocciole. La cooperativa agricola locale aveva da parte sua deciso di diversificare la propria offerta turistica costruendo alcune modeste pensioncine. Rudolf Halbig creò un’agenzia di viaggi chiamata Miramare per portarvi i turisti. Già nell’aprile 1961 si era posto l’obiettivo di attirare 400 naturisti tedeschi all’anno per periodi di due settimane.

All’inizio, Coversada era conosciuta solo come un’isola con luoghi ameni per nuotare, negli anni successivi venne costruito un piccolo campeggio. I progetto si sviluppò poi prepotentemente: in un ampio terreno di fronte all’isolotto sorsero bungalow, ristoranti e impianti sportivi. Altri insediamenti lungo la costa istriana seguirono rapidamente la strada di successo di Coversada.A causa del divieto di praticare nudismo in Italia a seguito delle pressioni della Chiesa cattolica che Koversada divenne una delle principali mete di turisti italiani. Uno dei paradossi più inaspettati della Guerra Fredda fu che i dissidenti naturisti italiani vennero a godere della libertà nella Jugoslavia comunista.
«Anche alcuni sacerdoti italiani vennero a Koversada», continua Jerko Sladovljev. «Uno di loro mi disse: “Ciò che conta non è quello che indossi, ma come sei. La mia esperienza mi ha insegnato che il 90% dei naturisti segue di più la morale dei non naturisti”».

Tuttavia, i campeggi naturisti differivano dai siti cosiddetti “tessili” (quelli in cui si indossavano vestiti) per alcune altre regole. «Gli uomini potevano entrare in un campo naturista solo con una donna, mentre le donne potevano entrare da sole o in gruppo», ricorda Jerko Sladoljev che però non dice come i preti italiani siano riusciti ad aggirare questa restrizione.

Negli anni ‘80, i club naturisti jugoslavi contavano circa 50.000 membri, di cui almeno 30.000 erano sloveni. «Gli sloveni sono sempre stati i più progressisti. Sono geograficamente i più vicini all’Occidente», osserva Jerko Sladoljev. Gli sloveni costituivano un quinto dei visitatori estivi a Koversada durante il periodo comunista. Oggi costituiscono il 15-18% della clientela.

Tre decenni dopo la scomparsa del comunismo jugoslavo, il naturismo rimane un segno distintivo del turismo adriatico. Tuttavia, la domanda di campeggi specializzati non è più la stessa. Fare il bagno e prendere il sole nudi è pratica molto più comune tra i turisti attuali e, a condizione che si sia discreti, il nudismo può essere praticato al di fuori delle aree designate. Vi sono ancora spiagge per nudisti in Croazia, con le lettere Fkk dipinte sugli scogli lungo la costa. I campeggi naturisti, pietra angolare del turismo nazionale da quasi 60 anni, vengono gradualmente trasformati in luoghi glamping o parchi avventura per famiglie in cui i nudisti sono confinati in un’area isolata. Mentre Koversada esiste ancora oggi, i suoi giorni sono contati: gli attuali proprietari (il gigante del turismo locale Maistra) hanno annunciato l’imminente riqualificazione del sito in un più generale resort per famiglie.

“«Il numero di naturisti non sta diminuendo, è solo che i campeggiatori naturisti non spendono tanti soldi quanto i campeggiatori tessili». La stagione del campeggio è breve, anche in un paese mediterraneo come la Croazia. L’unico modo per i proprietari di aumentare i profitti è attrarre i turisti che spendono di più ed i novizi. Oggi la tendenza globale è quella di inserire quante più novità possibili: case sugli alberi, appartamenti sott’acqua o che ruotano a seconda del sole».